I saluti del Presidente SISMeS

Padova, 10 Ottobre 2021

Care socie, cari soci, amiche ed amici, care colleghe e cari colleghi,
come sapete non sono solito leggere i miei discorsi ma ritengo che il momento, che tutti voi sapete essere delicato, non possa essere lasciato all’estro ma che anzi, ogni parola vada meditata e ponderata.

Nella vita sociale di una società scientifica o di altro consesso umano democratico, il momento delle elezioni è un momento che merita particolare attenzione e consapevolezza.
Devo ammettere, qui, davanti a voi, che l’eccezionale afflusso a questo convegno mi ha riempito di gioia ed orgoglio mentre notavo l’impennata di richieste di nuovi soci. La convinzione che la SISMeS possa essere diventata definitivamente un punto di riferimento per le Scienze Motorie italiane non può che far piacere a chi, come me e gli altri membri del direttivo uscente, si è speso per mantenere viva l’attenzione ed aumentare la visibilità istituzionale e non della nostra società. Sono certo, e non posso pensare altrimenti, che quest’aumento gradito di nuove richieste sia dovuto al sincero desiderio di partecipare in questo e nei prossimi anni, in maniera continuativa alla vita sociale, e non solo un mero passaggio elettorale; questo forse perché sono un idealista, un sognatore forse, che ritiene che la SISMeS abbia un’anima giovane, forte, proiettata verso il futuro e che il suo scopo sia quello del confronto scientifico, della formazione attenta e dedicata agli studenti, della ricerca seria e responsabile e non uno strumento di potere. Chi mi conosce, conosce anche il mio percorso, le lotte che ho condotto per le scienze motorie, le mie scelte di campo personali che mi sono costate, all’interno della mia stessa Università ostracismo ed ostacoli: scegliere di seguire la propria coscienza invece di indicazioni e suggerimenti sussurrati all’orecchio “è per il tuo bene” è una strada scomoda ed irta ma l’unica degna di essere percorsa. Decidere di seguire, come nel mio caso, una persona onesta, retta, un vero scienziato, come Carlo Reggiani, invece di seguire le blandizie e minacce del potente di turno mi è costato mesi di oblio ed incertezza ma non me ne pento, e lo rifarei. Lo rifarei perché mi ha permesso comunque di progredire senza scendere a patti con la mia coscienza e mi ha permesso di essere eletto, ormai più di tre anni fa, presidente di questa società scientifica a cui tengo molto perché rappresenta quello che sognavo quando, da diplomato ISEF, cercavo di interloquire con gli “scienziati” di altri settori che allora vedevo lontani e che ora posso chiamare, orgogliosamente, colleghi.
In questi anni di presidenza abbiamo stretto accordi con altre società scientifiche e con varie istituzioni, siamo entrati come interlocutori nei tavoli ministeriali che si occupano di attività motoria, abbiamo organizzato tantissimi eventi formativi, uno dei compiti fondamentali di una società scientifica, per i nostri iscritti, per gli studenti di scienza motorie e per la popolazione tutta. Come presidente uscente vorrei lasciarvi con quattro parole importanti che dovrebbero essere sempre presenti nel nostro cuore: queste quattro parole sono speranza, coraggio, rispetto e libertà.
Speranza, la speranza è quella che ci ha guidato fin da quando si lottava, noi studenti ISEF, per avere finalmente una laurea e non più un diploma e poter essere considerati dei professionisti che operano nel campo del movimento e dell’esercizio e non solo dei “professori di ginnastica”. La speranza che l’importanza del movimento, guidato da competenze reali e conoscenze scientifiche, possa finalmente essere riconosciuta a tutti i livelli e non solo a parole; la speranza che la ricerca scientifica italiana sull’esercizio fisico e lo sport, in tutte le sue declinazioni dalla didattica scolastica al western blot, si ritagli il posto che le spetta nel panorama internazionale grazie ad un sistema diffuso ed organico e non a singole eccellenze. Queste speranze si stanno pian piano realizzando (nel 2022 ospiteremo a Padova il congresso FEPSAC e nel 2025, grazie all’unione di intenti e di forze con l’Università di Bologna ed il collega Samuele Marcora, l’ECSS a Rimini, di nuovo in Italia dopo 26 anni). Queste speranze si stanno realizzando dicevo… ma ancora molto lavoro ci aspetta e molto coraggio! Ecco la seconda parola: coraggio, il coraggio di affermare che le scienze motorie hanno, di per sé ed in sé dignità scientifica, il coraggio di fare delle scelte per il bene della comunità anche se non portano immediato beneficio a noi stessi, il coraggio del sacrificio, e vi assicuro che prendersi in carico l’organizzazione di un congresso in pochi mesi, lo è stato, un sacrificio intendo, soprattutto per i miei collaboratori che ringrazio pubblicamente, un sacrificio nel senso etimologico del termine sacrum facere, fare qualcosa di sacro, importante, che si proietta e si riflette in un beneficio per la comunità tutta, il coraggio di scegliere la competenza quando sarebbe più facile scegliere la familiarità; il coraggio di diventare impopolari perché si segue la propria coscienza ma anche il coraggio di riconoscere che se siamo nati e cresciuti come comunità scientifica lo dobbiamo ad una moltitudine di apporti ed il coraggio di riconoscere che è proprio questo ambiente multiculturale che ci rende così vivi, così creativi ma anche, per ora, fragili; il coraggio quindi, difficile, di riconoscere di essere cresciuti di non essere più adolescenti ma adulti, adulti che onorano, come tali, i propri debiti. E riconoscere i propri debiti culturali, richiede rispetto, ed ecco la terza parola: rispetto! Rispetto che dobbiamo alle radici, variegate, diverse, e sto parlando, come immaginerete, degli altri ambiti disciplinari, che ci hanno dato la possibilità di formarci, che ci hanno nutrito e ci nutrono, ma rispetto anche chiediamo, rispetto verso la nostra unicità, rispetto per l’albero che è nato da queste molte radici ma che è altra cosa… una realtà nuova, una realtà che stiamo creando tutti insieme. Ed infine libertà: libertà di poterci esprimere, libertà da condizionamenti esterni, libertà di scontrarci al nostro interno, libertà di trovare, da soli, la soluzione alle nostre contraddizioni, libertà di agire ed essere agiti ma sempre nell’ambito delle scienze motorie che, lo ripeto, non sono un’entità monolitica ma una galassia in rotazione che cambia si modifica, che sta trovando il proprio centro. Libertà che pretendiamo da tutti ma che va anche riconosciuta a tutti coloro che gravitano al nostro interno, libertà di esprimere la propria opinione, di essere in disaccordo, libertà di crescere insieme ma ognuno con il suo ritmo e le sue caratteristiche.
Adesso vorrei leggervi due brevi citazioni che ben si adattano, secondo me, al momento. La prima è di Albert Camus da “Pane e Libertà”.
Se qualcuno vi toglie il pane, sopprime nel medesimo tempo la vostra libertà. Ma se qualcuno vi toglie la libertà siate sicuri che il vostro pane è minacciato poiché non dipende più da voi e dalla vostra lotta ma dall’arbitrio di un padrone.
La libertà, non è fatta di privilegi essa è fatta soprattutto di doveri. Dal momento in cui ciascuno di noi cerca di far prevalere i doveri della libertà sui suoi privilegi, da quel momento la libertà è sintesi di lavoro e di cultura… la libertà non è un regalo che possa venirci da uno Stato o da un capo, ma un bene che si conquista tutti i giorni con lo sforzo di ognuno di noi e con l’unione di tutti.”
Ecco, così concludo, al di là di tutto e delle differenze che potrebbero dividerci ma che invece ci danno la forza, abbiamo bisogno dello “sforzo di ognuno di noi e l’unione di tutti”.

“UN COMUNE DESTINO CI TIENE QUI. O TUTTI QUANTI O NESSUNO”.
Mariangela Gualtieri Nove Marzo Duemilaventi

Antonio Paoli
Presidente SISMeS